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La Sardegna torna ad essere la “miniera” d’Italia.

Ottime prospettive per ritornare ad essere la regione con più miniere attive in Italia, come era alla fine dell’Ottocento: la Sardegna si ripropone come punto d’estrazione di carbone, fluorite, mercurio e tantissimi altri minerali, quelli che venivano tirati fuori dalle sue viscere, con prospettive che sembravano infinite, con impianti che sono diventati solo archeologia industriale. Sembravano, dal momento che poi si è visto che senza una modernizzazione adeguata tutto poteva finire, come è stato, nel dimenticatoio. Ora però tutto sta cambiando a cominciare dalle tecniche di estrazione, più adeguate, più efficienti e più economiche. E questo è il primo punto, importantissimo, ma che però potrebbe anche non bastare. E’ che il mondo produttivo ha bisogno di minerali rari e meno rari come la fluorite e la galena e ne ha bisogno qui in Europa, in Italia. Nel dettaglio a Silius, cittadina del Sud Sardegna esisteva già una miniera per l’estrazione di quei due materiali. Poi era stata chiusa per palese antieconomicità ma l’anno scorso la Mineraria Gerrei ha riottenuto il permesso di scavare, ripristinare gli impianti. L’obiettivo non è banalissimo dal momento che ci si aspetta almeno settantamila tonnellate di fluorite e quasi settemila di galena, che serve sia per il ciclo dell’argento che come componente per quella del piombo. Insomma, minerali importanti per un ciclo vitale dell’industria nazionale.
E non sarà nemmeno la prima miniera che riaprirà in Sardegna dal momento che in quel sottosuolo si trovano tantissimi minerali che sono, lì pronti a rivedere le scavatrici i tunnel, gli ascensori, gli operai e quant’altro.
Al Gerrei sono pronti una cinquantina di milioni di euro e la benedizione del Presidente appena eletto di Confindustria Emanuele Orsini, che sta stimolando il Governo affinché vi sia una accelerazione nelle normative per evitare che l’Italia sia fuori dalle catene di approvvigionamento. Perché non è tanto la economicità della produzione, diventata importante con le nuove tecniche, quanto la necessità che questi prodotti siano disponibili nel ciclo produttivo del Paese in maniera assoluta, evitando che le strozzature derivanti da crisi al di fuori dell’Europa, siano poi alla base di nuovi aumenti stellari dei prezzi.
Ma un’attenzione nuova oltre che alle miniere vere e proprie, viene appuntata nella ricerca di minerali rari addirittura nelle discariche e nei fanghi delle miniere metallifere dismesse della Sardegna come Monteponi, Montevecchio, Masua, Malfidano Ingurtosu. Si pensa che vi sia una disponibilità di migliaia di tonnellate di minerali, che una volta si buttavano letteralmente via, e che, invece, sono oggi una ricchezza incredibile, a disposizione del Sistema Italia. I provvedimenti del Governo stanno spingendo perché si avviino azioni di politica industriale anche se la Regione Sardegna vede una intromissione nella sua autonomia. Ma è solo una questione di contributi e quindi l’accordo si troverà facilmente.
Quello che interessa parimenti è l’aspetto occupazionale: cento lavoratori diretti al Gerrai ma che potrebbero diventare migliaia, considerando anche l’indotto a ben guardare tutte le altre possibilità che si stanno intravedendo senza pensare, ma già siamo ai sogni, ad una verticalizzazione dei minerali direttamente nell’Isola.

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