Venti maggio 1873. Una data che ha cambiato il modo di vestire, in tutto il mondo. Quel giorno, l’ufficio brevetti di San Francisco rilascia la licenza n° 139.121 che concede l’autorizzazione a produrre in esclusiva pantaloni in cotone assemblati con punti di cucito e rivetti metallici. E’ la data di nascita ufficiale dei blue jeans, gli iconici pantaloni in tela, passati da indumento da lavoro ad abbigliamento casual, fino ai capi griffati da indossare anche in occasione di cerimonie.
“Il commerciante Levis Strauss, di San Francisco, e Jacob Davis, sarto di Reno, in Nevada”, il nome del brevetto.
Gli Strauss erano ebrei di origine bavarese che si erano trasferiti in America in cerca di fortuna. I due figli maggiori gestivano una merceria a New York, mentre il terzogenito Loeb nel 1866 fondò la Levi Strauss & Co. e aprì, in Battery Street, una rivendita di stoffe, abiti e stivali da lavoro. Indumenti che andava a vendere davanti alle miniere. In particolare le salopette realizzate con la de Nîmes, pesante stoffa di colore blu che prende nome dalla città della Provenza (poi ribattezzata “denim”). UN tessuto simile a quello che si utilizzava per realizzare in Italia i pantaloni dei marinai genovesi, chiamati “jeans” da Jeane, termine inglese che identificava appunto Genova.
Jeans è proprio il nome con cui Loeb Strauss iniziò nel 1870 una produzione in serie di pantaloni da lavoro. Uno di questi modelli finì a Jacob Davis, sarto di origini lettoni chiamato a ripararne lo strappo. Per rinforzarli, applicò dei rivetti di metallo all’attaccatura delle tasche e in altri punti critici, rendendo il pantalone più resistente.
La modifica funzionò. Davis ne informò Strauss, proponendogli di proteggere la modifica con la richiesta di brevetto, che appunto fu concesso il 20 maggio del 1873. Il modello di jeans XX, con doppia cucitura sulle tasche l’etichetta di cuoio sul retro. Il logo Levi’s comparirà solo dal 1886.