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Balneari, allarme Cna: futuro incerto per 30mila imprese

spiagge

Futuro incerto per oltre 30.000 imprese balneari e stabilimenti in Italia. A lanciare l’allarme è la Cna Balneari, che chiede un intervento per sciogliere il nodo delle concessioni demaniali. Sgombrando il campo dalla presunta “scarsità” del bene demaniale, con una mappatura accurata che mostra come le risorse ci siano.

Da sette mesi è stato concluso il lavoro sulla mappatura a cura del tavolo tecnico sulle concessioni istituito a Palazzo Chigi senza che il criterio sulla scarsità si sia tradotto in un provvedimento legislativo contenuto nell’ambito di una più ampia riforma del settore. Un criterio sulla scarsità e una riforma di settore su cui ricercare l’accordo con la Commissione europea per fornire certezze alle imprese attualmente operanti e linee guida ai comuni costieri, in assenza delle quali le amministrazioni sono costrette a ritenere non più in vigore le concessioni esistenti indicendo, senza più possibilità di rinvii, le gare pubbliche.

giacomo mug

Per Cna è arrivato il momento di agire con concretezza e responsabilità. Serve un quadro normativo chiaro e stabile che tuteli le imprese e garantisca la continuità di un settore strategico per l’economia italiana. In un Paese circondato dal mare, e che fa delle proprie spiagge un pilastro dell’offerta turistica, non si può più attendere l’approvazione di una norma, condivisa con le associazioni delle imprese, che dia certezze a un comparto irrinunciabile per la nostra economia.

Giacomo Mugianesi (nella foto), responsabile Cna Balneari Ancona, lancia un appello urgente: “Serve un intervento immediato da parte del Governo e delle Regioni per tutelare le imprese e garantire la continuità del settore. La mappatura dimostra chiaramente che non c’è alcuna carenza di beni demaniali. È necessario scongiurare il rischio di aste pubbliche selvagge che metterebbero a repentaglio migliaia di aziende e i posti di lavoro ad esse connessi.”

 

 

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