Ancora una giornata di discussione alla Crel dell’Umbria sotto il coordinamento della vicepresidente dell’Assemblea legislativa, Simona MELONI. Parte importante è stata quella della “società civile,, delle associazioni di categoria, dei sindacati. Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio regionale, che ha parlato di aeroporto e di infrastrutture, tra l’altro.
Renato CESCA (presidente CNA Umbria): “Si sta aprendo un periodo di opportunità che non possiamo sprecare. Serve un progetto di rinascita del nostro territorio.
Vincenzo SGALLA (segretario generale Cgil Umbria): “Il Crel assume un
carattere non formale. L’Umbria ha vissuto 10 anni di crisi. Per il
sindacato umbro le priorità sono 3: lavoro con dignità per le persone e
diritti, ambiente sano e moderno, sanità e welfare come motore di sviluppo.
Cose da fare subito con scelte politiche radicali per tracciare la
traiettoria dell’Umbria per i prossimi 10 anni. Su questi temi dovrebbe
focalizzarsi la politica. Per il lavoro serve sicurezza sui luoghi di lavoro
e legalità. L’Umbria è una delle regioni con maggiori difficoltà.
Servono formazione e controlli, analisi dei dati. La seconda cosa che
chiediamo è fare una legge regionale sugli appalti. Non possono vincere
appalti delle coop con 14 euro lordi l’ora. Non sappiamo che fine abbia
fatto la discussione aperta con l’assessore Fioroni e la Task force contro
i licenziamenti, dove avevamo chiesto un intervento per fare in modo che al
posto dei licenziamenti ci fosse formazione. Per l’ambiente sarebbe il caso
di riorganizzare una macchina che dovrebbe servire a rilanciare la nostra
economia.
Roberto PERFETTI (segretario regionale Ugl): “La cultura della sicurezza
non va mai lasciata indietro. La partecipazione dei lavoratori serve per lo
sviluppo. Chiediamo che si arrivi a relazioni industriali che consentano ai
lavoratori di partecipare al capitale di impresa”.
Fabio ROSSI (presidente Confagricoltura Umbria): “Al settore agricolo i
focus del Pnrr che interessano più sono innovazione e sostenibilità
ambientale. Bisogna andare a individuare cosa sia veramente sostenibile dal
punto di vista ambientale e economico. La nostra grande paura è che non si
riescano a spendere i 3 miliardi destinati all’Umbria, che potrebbero
diventare un volano per una ripresa duratura. Ad esempio con le aree interne, dove l’agricoltura può fare da manutentore del territorio, gestirlo anche dal punto di vista idrogeologico. Al momento non esistono gli strumenti per poterlo fare. Servono schemi nuovi. La ripresa agricola e turistica potrebbe aiutare con la messa a sistema di un approccio intersettoriale. Dobbiamo cambiare schema imprenditoriale e parlarci. In Umbria c’è la tendenza all’immobilismo e a dire di no a nuove iniziative. Questo ha creato i problemi, serve coraggio nel prendere decisioni anche controcorrente contro ideologie che non permettono di fare cose. Sui rifiuti dovremmo guardare a una soluzione come quella del nord Europa, servono soluzioni coraggiose per risolvere i problemi. Non è più pensabile interrare i rifiuti”.
Andrea TATTINI (vicepresidente onorario Confcommercio Umbria): “Le urgenze socio economiche per l’Umbria riguardano il rafforzamento del sistema sanitario, per essere pronti ad affrontare future, eventuali, emergenze”.
Mauro ORSINI (presidente Confapi Perugia): “Ci sono molti problemi che
isolano e penalizzano le aziende, in un contesto di invecchiamento della
popolazione, di emigrazione di competenze, di perdita di entusiasmo e
speranza”.
Carlo DI SOMMA (presidente Confcooperative Umbria): “Bisogna rivedere il
sistema degli appalti, che anche in questi giorni vengono emanati bandi come
quello della Asl 2 che sono vergognosi. Va affrontato alla base, seriamente,
il problema di una legge per la dignità del lavoro”.
Roberto TANGANELLI (presidente Confprofessioni Umbria): “è necessario
programmare al meglio gli interventi e le riforme, favorendo la possibilità
per il settore privato di partecipare in maniera chiare e trasparente. Serve
un dialogo costante e rispettoso tra pubblico e privato.
Armando FRONDUTI (responsabile regionale Unci Umbria): “Per l’edilizia
non ci sono contributi statali, non ci sono iniziative se non quella dei
Comuni con la cassa depositi e prestiti, che peraltro ci desta qualche
perplessità in merito all’utilizzo dei 18 miliardi di fondi nazionali per
il recupero di appartamenti finalizzato al bene comune.
Matteo BARTOLINI (presidente Cia): “La crisi viene da lontano e la pandemia
l’ha aggravata, ma potrebbe offrire anche una grossa occasione, con il più
grande stanziamento di fondi europei dal secondo dopoguerra. Dobbiamo fare ogni sforzo per perseguire gli obiettivi dell’agricoltura come la lotta al
cambiamento climatico, lo sviluppo delle realtà rurali, quindi maggiore
equità e sostenibilità, ma anche la questione giovanile: serve un ricambio
generazionale per i nostri territori, ma l’aiuto per i giovani non deve
essere sola a chiacchiere, bisogna investire molte risorse per avere
prospettive in futuro. Negli ultimi anni, invece le risorse sono state
utilizzate più che altro per sanare le inefficienze del mercato più che per
stimolare imprenditorialità, almeno per quanto riguarda l’agricoltura. È
giunto il momento di promuovere una filiera con il produttore e tutti gli
altri attori intorno a un ecosistema che valorizzi competenze e migliori
tecnologie anche per i settori del turismo e dei servizi. Non solo gli
agricoltori, ma anche gli imprenditori vogliono evitare le lungaggini di
partecipare a bandi. Una vera rivoluzione sarebbe un approccio diverso,
perché le lungaggini burocratiche non aiutano lo sviluppo delle aziende, con
tempi troppo lunghi dal progetto alla realizzazione dello stesso, serve
snellire. Lavoriamo insieme, includendo gli stessi uffici della Pubblica
amministrazione, per cercare di risolvere questi problemi”